In questa edizione 2026, per la terza volta il Premio Nutrievo ha incoronato le eccellenze olivicole nazionali. Dalla Puglia alla Sardegna, dall'Umbria al Molise: la cerimonia tenuta nella Camera di Commercio di Brindisi e Taranto ha restituito un'istantanea fedele della penisola in fatto di extravergine.

La competizione, promossa da AJPROL OP – Società Cooperativa Agricola dei Produttori Olivicoli di Puglia, ha assunto negli ultimi tre anni una valenza nazionale. Articola la valutazione su cinque categorie: Fruttato Intenso, Fruttato Medio, Fruttato Leggero, Biologico e Denominazioni di Origine. La giuria, composta da un panel di assaggiatori professionisti operanti secondo metodologie riconosciute a livello nazionale, ha lavorato con criteri rigorosi, senza sconti. Il patrocinio dell'Università degli Studi di Bari, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e di Confagricoltura Taranto conferma che attorno all'olio extravergine si costruisce ancora oggi un'alleanza istituzionale che poche altre filiere agroalimentari riescono a mobilitare con la stessa coerenza.

  • Nel Fruttato Intenso ha conquistato il gradino più alto del podio l'Afrodite della Tenuta Il Mandrione di Vieste, nel Foggiano. Argento all'Intrepido dell'azienda agricola Giovanni Mazzarrino di Palagianello, in provincia di Taranto. Bronzo all'Electio di Lorenzo Costa, Molfetta.
  • Nel Fruttato Medio la vittoria è andata al Lamantea 20 Filari di Olio Lamantea Srl, Bisceglie. Secondo posto per Selezione de Le Ferre di Castellaneta, terzo per la Gran Riserva dell'Accademia Olearia di Alghero: un risultato che vale la pena segnalare, perché porta la Sardegna sul podio di una categoria in cui la Puglia fa tradizionalmente da padrona.
  • Nel Fruttato Leggero il primo posto è andato al Licinius Aurum di Ernesto Muccio, Mafalda (Campobasso), a conferma della crescita qualitativa di realtà produttive del Centro-Sud. Seguono Satus dell'azienda agricola Miletti Anna di Torremaggiore e Don Carlo di Passo della Palomba, Todi.
  • Nel Biologico ha prevalso il Natyoure Bio del Frantoio Mossa Domenica di Sannicandro di Bari, davanti al Gargaloca Jazz dell'azienda Passalacqua Giuliana di Apricena e al Raimondo 1710 dell'OP Peranzana Alta Daunia di Torremaggiore. Nelle Denominazioni di Origine, il primo posto DOP è andato al Cagnara della Società Agricola Cicolella di Molfetta; il primo posto IGP al 5424 del Frantoio Mandredonne di Palazzolo Acreide, in Sicilia.
I campioni che non salgono sul podio non finiscono nel dimenticatoio: diventano materiale didattico nei corsi di formazione per assaggiatori, protagonisti di eventi promozionali, strumenti di visibilità qualificata per le aziende partecipanti. Un approccio inclusivo che trasforma la competizione in un progetto culturale, con al centro la conoscenza dell'olio prima ancora del riconoscimento commerciale. Gli organizzatori guardano lontano, in un momento in cui il mercato dell'extravergine è sotto pressione da più fronti: la crisi produttiva legata ai cambiamenti climatici, la concorrenza dei blend internazionali, la difficoltà dei consumatori a orientarsi tra etichette poco trasparenti e prezzi fin troppo vantaggiosi. In questo contesto, premi come il Nutrievo svolgono una funzione che va ben oltre la cerimonia: costruiscono reputazione certificata, spendibile su mercati nazionali e internazionali sempre più attenti alla qualità tracciabile.

La scelta di Taranto come sede conclusiva racconta qualcosa di importante. La città ionica è parte di un territorio che con l'olivicoltura ha un legame antico, che precede le statistiche e si misura nei paesaggi: gli ulivi secolari del Tarantino sono tra i patriarchi vegetali più straordinari d'Europa. Ospitare il Premio Nutrievo nella sede istituzionale della Camera di Commercio significa restituire al territorio un riconoscimento che, in larga parte, gli appartiene. Un gesto simbolico, certo, ma anche una scelta che rafforza il legame tra eccellenza produttiva e comunità locale.